Augusta

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CRITICA

DI LEI HANNO SCRITTO ...

Distaccata
, lavora nel piccolo studio dalla luce chiara: un proprio spazio defilato dal vivere quotidiano.
Intorno ai monti, le colline, il cielo alto.
La Tassisto possiede una grafia matura, talvolta elegante ma nelle sue migliori tavole, quando più vero e intenso si fa il rapporto con la natura, la trasposizione creativa diviene più lacerante di segni e di luci, di suoni, memorie ed echi ...

Vittorio Ugolini  1978

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Di Augusta Tassisto ricordo fogli accuratissimi di alcuni anni fa, derivati da lastre incise moltiplicando i segni a reticolo di varia consistenza, incisività e morbidezza. Mi dispiace di non averli qui mentre scrivo questa nota dedicata ad un altro, più recente periodo di attività. L'attenzione, allora, si volgeva alle forme naturali che venivano guardate e scrutate con l'occhio e la sensibilità di che pensa e crede che la pratica incisoria in sè valga ad affrancare, per l'impegno e la dedizione che comporta, da ogni credito al tema e all'oggettualità esterna. Ma il mondo, in ogni artista, vuole infine definirsi e acquistare consistenza d'espressione attraverso l'impegno propriamente creativo; che conduce alla scoperta della più autentica realtà interiore. Questo processo credo che si sia verificati anche in Augusta Tassisto, quando ha gradualmente rifiutato le abituali referenze morfologiche per immaginare pagine più sintetiche in cui l'avventura del segno potesse viversi con la più piena libertà. E' questa una sua espressa confessione, che il commentatore non può e non deve trascurare, perchè se non altro conduce nel cerchio delle più coscienti intenzionalità. L'autrice non ricusa di svolgere le sue trame con la sapienza e la perizia già da tempo guadagnate: i passaggi nei chiari e negli scuri sono di perfetta calibrazione e l'incisività dei segni da molto intensi a leggeri a quasi impalpabili crea una grisaille modulata e intensa, con vivi effetti di profondità e di luce. E' bastato ad Augusta avvicinarsi agli oggetti - vegetazioni e infruttescenze carnose, ondeggianti viluppi di foglie e di rami, tuberi e bulbi nutriti di linfa agreste - per trovare una misura nuova, una dimensione e un assetto della pagina che si spiegano e si risolvono in se stessi. Per questa via Augusta può ritmare mutevolmente le sue forme, come pensando a frammenti di panneggi o a lacerti di membra disarticolate, o a concrezioni magmatiche, o a metamorfosi amebiche, o a corrugamenti di organi interni, o a macroscopiche alterazioni epidermiche. L'autrice si viene a trovare consenziente con i molti artisti che ai nostri giorni pur non rinunciando al contatto salutare con la realtà e con la vita, ne violano le apparenze e ne contaminano le figure: basti pensare al grande esempio di Mattioli. Solo qualche volta le forme vegetali si compongono come in una pagina di botanica disegnata senza tener conto di alcuna sistematica. L'aspetto più affascinante di queste composizioni - mi piace chiamarle proprio così - è la ricchezza dei movimenti interni, quel ritmo oscillato che le sostiene, come in un certo vagare d'erbe palustri, continuamente vivo e insistito. E anche mi piacciono la ricchezza dei contrasti, e quei bianchi improvvisi che si dilatano e dilagano fino a diventare abbaglianti. Certo l'artista è finita lontana da quella misura armonica che le era propria. L'ha fatto giungendo talora a una drammaturgia di grande tensione, cui non sono certo estranee suggestioni informali. Ancor molto giovane, Augusta Tassisto ha già inciso centinaia di lastre. Il suo futuro si dilata su orizzonti aperti e sono sicuro che il suo cammino la porterà assai lontano.

Pier Carlo Santini  1985

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... la pittura ha trovato giusta collocazione nell'economia della nuova esistenza, come una pagina di diario cui affidare emozioni, pensieri e ricordi: pagine fragili per fragili annotazioni...

Pino Mantovani  1996

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... le masse armoniose, al di là dell'apparente serenità, denunciano una visione della vita malinconica, non gridata ma pudicamente sottaciuta e affiorante dal profondo.

Fernanda De Bernardis  1996

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Nelle xilografie, Augusta Tassisto entra nella corporeità della matrice con impeto e mitezza insieme, scioglie in mille rivoli grafici la "gotica" gravità della disciplina e corre per campi, colli e rive con tracce polimorfe.

Vincenzo Gatti  1998

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Astrazioni di colori, accordati in gamme gentili e riconcilianti, danno vita a paesaggi dell'anima: è questo sostanzialmente il lavoro reiterato da Augusta Tassisto nelle sue tempere, dove i soggetti, colline, montagne ed ampie vallate, sono innanzitutto il pretesto per un esercizio spirituale. La sua stagione è l'inverno, il suo momento è il crepuscolo, quando meglio la natura permette un'empatia assoluta con i sentimenti umani, divenendo una culla protettiva velata di dolce malinconia. Augusta incede nel suo paesaggio come una ninfa che ne conosce tutti i segreti, ritorna nei suoi luoghi più volte per padroneggiare i riflessi degli alberi, le tinte indefinite degli arbusti, gli effetti della luce sulle cime delle montagne, il cangiatismo dei cieli scuri, appannati da coltri dense. Non interessa tuttavia la minuziosa indagine naturalistica, ma la rielaborazione personale, la restituzione più intima del rapporto con una natura percepita solo attraverso i sensi. Augusta potrebbe non essere nemmeno in loco, quando crea, giacchè, come una medium, può evocare i suoi amati scorci direttamente dall'inconscio. E in questo approccio trova un illustre precedente in Cèzanne, che per oltre vent'anni lavorò sul motivo del massiccio calcareo Sainte-Victoire, portando alla luce, attraverso la pittura, l'essenza divina e non solo quella geologica. Lui stesso dirà: "la natura, per noi uomini, è più profonda che in superficie, e da ciò la necessità di introdurre nelle nostre vibrazioni di luce, rappresentate dai rossi e dai gialli, una somma sufficiente di colori azzurrati per fare sentire l'aria". Attraverso la scelta delle tempere, a volte accostate con campiture spesse e monocrome, a volte sciolte nell'acqua con magici effetti di non finito e di evanescenze, Augusta trasforma le sue carte, ottenendo quella stessa atmosfera tangibile e palpabile auspicata da Cèzanne. I violacei, i grigi, i verdi e i marroni sono i colori di una natura che abita la sua anima e che lei ci vuole rivelare per sollecitare i nostri sensi.

Daniele Sanguineti - Gian Luca Zanelli   2010

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